21 Marzo 2009

Sull'autobus guardando fuori

Se Aletopo è malato, se a Roma è tornato il freddo dopo un assaggio di primavera, se Nictopino è sprofondato nel suo pisolino pomeridiano dopo aver disegnato per un'ora e oltre al quaderno aver disegnato anche le mani, i suoi vestiti, quelli della mamma, il copridivano, se è sabato e hai il bisogno impellente di una passeggiata, di un momento per te soltanto, ti potrebbe venir voglia di andare finalmente in quel negozio di tessuti in centro a comprare pannolenci per i mille progetti che hai in testa, ma non si sa quando riuscirai a realizzare.
Allora con i tuoi stivali comodi, il lettore mp3 e un posto vuoto accanto al finestrino, prendi al volo quel bus che pigramente arranca sui sanpietrini e ti porta piano piano attraverso le meraviglie del centro e poi del centro storico di questa Roma che ami e che vorresti girare di più e non solo nei luoghi consueti.

Fuori dal finestrino è bello guardare l'umanità che ti sfila davanti senza fretta e con la musica che ti riempie le orecchie dalle cuffiette. Per questo non prendi la macchina, per goderti lo scorrere della città da dietro i vetri prima e a piedi poi.

Vedi una coppia anziana con lui che le cerca la mano e l'attira a sè, una coppia di giapponesi vestiti da cerimonia che non sa dove andare, una famiglia tutta con gli occhi a mandorla, due bambini grandi, una mamma magra come un fuscello che tiene in braccio ma palesemente non ce la fa, un terzo figlio. Una ragazza con i capelli troppo biondi e un vestito molto blu, i ciuffi di capelli che sventolano ribelli e i visi che si accucciano nei baveri, gli occhi che si stringono e i cappotti che vengono stretti perchè fa proprio freddo.
Poi arrivo alla meta del mio pellegrinaggio. Lo trovo subito. Uno dei pochi negozi di tessuti sopravvissuti a Roma, in una città così grande sembra che tutti ormai vestano pret a porter, che nessuno sappia più che dietro a quel che portano addosso c'era una stoffa.
Troppo pochi i negozi di tessuti sopravvissuti e troppo cari ma io, dopo aver curiosato quasi un'ora tra i corridoi morbidi e colorati me ne esco con una busta piena di meraviglie: pannolenci, nastri, passamaneria.
Altro giro, altra corsa sul mio bus.
Ritorno a casa dove un topino mi ha aiutato a sistemarli nelle loro scatole.

Tags: io roma
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